VISITA PASTORALE
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
A VERONA
IN OCCASIONE DEL
IV CONVEGNO NAZIONALE DELLA CHIESA ITALIANA

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO

Fiera di Verona
Giovedì, 19 ottobre 2006

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Come ho scritto nell'Enciclica Deus caritas est,
all'inizio dell'essere cristiano
- e quindi all'origine della nostra testimonianza di credenti -
non c'è una decisione etica o una grande idea,
ma l'incontro con la Persona di Gesù Cristo,
"che dà alla vita un nuovo orizzonte e le
e con ciò la direzione decisiva" (n. 1).
La fecondità di questo incontro si manifesta,
in maniera peculiare e creativa,
anche nell'attuale contesto umano e culturale,
anzitutto in rapporto alla ragione
che ha dato vita alle scienze moderne e alle relative tecnologie.
Una caratteristica fondamentale di queste ultime è infatti
l'impiego sistematico degli strumenti della matematica
per poter operare con la natura
e mettere al nostro servizio le sue immense energie.
La matematica come tale è una creazione della nostra intelligenza:
la corrispondenza tra le sue strutture
e le strutture reali dell'universo
- che è il presupposto di tutti i moderni sviluppi
scientifici e tecnologici,
già espressamente formulato da Galileo Galilei
con la celebre affermazione che
il libro della natura è scritto in linguaggio matematico -
suscita la nostra ammirazione e pone una grande domanda.
Implica infatti che l'universo stesso
sia strutturato in maniera intelligente,
in modo che esista una corrispondenza profonda
tra la nostra ragione soggettiva
e la ragione oggettivata nella natura.
Diventa allora inevitabile chiedersi
se non debba esservi un'unica intelligenza originaria,
che sia la comune fonte dell'una e dell'altra.
Così proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze
ci riporta verso il Logos creatore.
Viene capovolta la tendenza a dare il primato
all'irrazionale, al caso e alla necessità,
a ricondurre ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libertà.
Su queste basi diventa anche di nuovo possibile
allargare gli spazi della nostra razionalità,
riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene,
coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze,
nel pieno rispetto dei loro metodi propri
e della loro reciproca autonomia,
ma anche nella consapevolezza dell'intrinseca unità
che le tiene insieme.
È questo un compito che sta davanti a noi,
un'avventura affascinante nella quale merita spendersi,
per dare nuovo slancio alla cultura del nostro tempo
e per restituire in essa alla fede cristiana piena cittadinanza.
Il "progetto culturale" della Chiesa in Italia è senza dubbio,
a tal fine,
un'intuizione felice e un contributo assai importante.

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