l-hardy1.txt da l-hardy0.htm (Gabriele Lucchini, 2009-08-31) estratto da MIFP, p. 168 Un'opinione di GODFREY HAROLD HARDY, in "Apologia di un matematico", Bari, De Donato, 1969, pag. 47 ^1 ^1 Nel 1989 e` uscita un'altra edizione italiana: Milano, Garzanti. E` un'esperienza melanconica per un matematico professionista scrivere sulla matematica. La funzione del matematico e` squisitamente attiva: deve dimostrare nuovi teoremi, arricchire il patrimonio della scienza, e non parlare di quello che e` stato fatto da lui o da altri matematici. Gli uomini politici disprezzano i pubblicisti, i pittori disprezzano i critici d'arte; fisiologi, fisici e matematici hanno un atteggiamento analogo. Non c'e` disprezzo piu` profondo (ne', tutto sommato, piu` comprensibile) di quello degli uomini "che fanno" per gli uomini "che spiegano". Esposizione, critica, valutazione sono attivita` per cervelli mediocri. Testo originale in "A mathematician's apology", Cambridge U. P., 1967, pag. 61 (I ed.: 1940) IT is a melancholy experience for a professional mathematician to find himself writing about mathematics. The function of mathematician is to do something, to prove new theorems, to add to mathematics, and not to talk about what he or other mathematicians have done. Statesmen despise publicists, painters despice art-critics, and physiologists, physicists, or mathematicians have usually similar feelings; there is no scorn more profound, or on the whole more justifiable, than that of the men who make for the men who explain. Exposition, criticism, appreciation, is work for second-rate minds.